L’UCRAINA E PIAZZA MAIDAN

Riassunto della situazione in Ucraina
prima delle elezioni

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In geografia abbiamo studiato le vaste pianure dell’est e in particolare l’Ucraina: proprio in quello stato le proteste popolari sono diventate sempre più intense perché Janukovich, il “dittatore” dell’Ucraina, a novembre 2013 non aveva firmato un accordo con l’Europa per permettere lo scambio delle merci.
Quindi i cittadini si sono ribellati contro Janukovich e ci sono stati i primi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. I manifestanti sono aumentati sempre più: tantissimi si sono uniti ai primi e hanno continuato a manifestare perché l’Ucraina potesse essere libera.
Il 17 dicembre la Russia e Ucraina hanno annunciato un accordo per cui il Cremlino avrebbe investito 15 miliardi di dollari per aiutare l’Ucraina.
Siccome le proteste continuano il Parlamento a gennaio ha approvato leggi anti protesta che prevedono restrizioni per i raduni e pene severe per chi partecipa a cortei non autorizzati. Le proteste però continuano e le manifestazioni ricominciano dopo che, in Parlamento, le modifiche costituzionali per ridurre i poteri del presidente non vengono discusse. I dimostranti riprendono il controllo di piazza Maidan e del municipio di Kiev. Almeno 28 persone muoiono nel giorno più sanguinoso dall’inizio della rivolta ucraina, il 18 febbraio. I feriti sono centinaia.
Il 22 febbraio Yanukovich, perché il Parlamento ha votato l’impeachment contro di lui: egli quindi ha lasciato Kiev ed è fuggito nella notte, nel Nord Est del Paese. Gli attivisti hanno occupato il palazzo del presidente.
Il Parlamento ha anche approvato le elezioni presidenziali anticipate per il 25 maggio. Nel frattempo Yulia Tymoshenko, ex-presidente è uscita di galera ed ha parlato ai manifestanti di piazza Maidan.
Arseniy Yatsenyuk è stato nominato primo ministro.
Il 28 febbraio militanti armati filo-russi hanno preso il controllo di palazzi chiave a Simferopoli, capitale della Crimea. Uomini in uniforme sono comparsi al di fuori dei principali aeroporti della Crimea, diffondendo il timore di un intervento armato russo nell’area. Yanukovich è tornato a parlare dal Sud della Russia, per la prima volta dopo avere lasciato l’Ucraina, insistendo che è lui il presidente, parlando di colpo di stato contro di lui e opponendosi a un intervento militare o a una eventuale divisione dell’Ucraina.
Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha invitato il presidente russo Putin nel corso di una telefonata a far calare la tensione «ritirando le sue forze armate e facendole rientrare nelle basi in Crimea, in modo da fermare ogni loro interferenza in qualsiasi altro luogo all’interno dell’Ucraina».
Il nuovo Parlamento della Crimea però ha chiesto di unirsi alla Russia e fissa per il 16 marzo un referendum per decidere sulla questione. Il risultato è plebiscitario: il 96,6% sostiene il sì al distacco dall’Ucraina. Insorgono Europa e Usa definendo «illegale» il voto. Il segretario di Stato americano John Kerry chiede al ministro degli Esteri russo Lavrov di smetterla «con le provocazioni».
Putin sembra però proseguire con un atteggiamento di sfida, ammassando truppe e carri armati sul confine tra Russia e Ucraina. Le diplomazie al lavoro hanno ottenuto di togliere le truppe dai confini, ma ancora negli recentemente ci sono stati disordini nell’est del paese: miliziani filo-russi hanno occupato edifici pubblici e sono nati scontri con la popolazione locale. Da Mosca e da Kiev c’è un continuo rilancio di accuse che non permettono di aver chiaro cosa sta accadendo in Ucraina.
La popolazione intanto attende le prossime elezioni di maggio e l’invio di aiuti economici da parte degli alleati.

 

Fortu

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